Trapianto di emergenza per orchidee miniatura nello sfagno.

Phalaenopsis nello sfagno.

Come effettuare un trapianto di emergenza per orchidee miniatura nello sfagno?

Come effettuare un trapianto di emergenza per orchidee miniatura nello sfagno? Di recente mi sono trovato costretto ad eseguire un trapianto di due orchidee miniatura. Penso sia accaduto a tanti di vedersi regalare piante in agonia seguite da una frase tipo: “La do a te che ci sai fare con le piante, non capisco cosa le sia successo.” In questo articolo vi mostrerò come ho trapiantato due orchidee miniatura che mi sono state regalate (leggi rifilate).

Parlare in generale di orchidee è uno sbaglio, si tratta di un genere di piante che ha colonizzato gli ambienti più diversi. Le orchidee differenziandosi in una vasta moltitudine di specie e varietà hanno sviluppato necessità di coltura molto differenti tra loro. In questo articolo le due specie di orchidee miniatura trattate sono phalaenopsis e oncidium, in entrambi i casi si tratta di ibridi acquistati al supermercato e di cui non conosco il nome né il colore dei fiori.

Ho deciso di provare lo sfagno neozelandese come substrato di coltura al posto del bark a pezzatura fine (3 – 6 mm). Questa decisione è nata dal fatto che ho trovato, nei forum, letture discordanti sull’utilizzo dello sfagno a fibra lunga ed ho colto l’occasione per provare personalmente.

Lo sfagno a fibra lunga ha la caratteristica di assorbire molta acqua come una spugna, non comprimendolo si ottiene un substrato ricco di sacche d’aria al suo interno ma con una umidità prossima al 100%. Lo sfagno ha anche proprietà antifungine che dovrebbero proteggere le radici delle orchidee appena trapiantate senza l’uso di prodotti di sintesi. Alcuni ritengono che lo sfagno puro trattenga troppa acqua e tenda a compattarsi con il tempo, altri sostengono che sia un substrato insostituibile simile ai muschi che una pianta epifita troverebbe su un albero ai tropici. In verità quello che rende un substrato adatto o meno è come viene utilizzato, se coltiviamo una phalaenopsis di grandi dimensioni in un vaso di plastica lo sfagno si comprimerà e tratterrà troppa acqua, ma considerate un piccolo vaso di cotto poroso che ospita una pianta di piccole dimensioni, è una condizione completamente diversa. In un piccolo vaso lo sfagno si compatterà poco sul fondo avendo una massa minore che lo sovrasta, il cotto tenderà ad asciugare più rapidamente il substrato ma mantenendolo più fresco grazie all’evaporazione.

I vasi di cotto sono un altro argomento su cui molti orchidofili sono spaccati, chi li odia e chi li ama. Questa è la prima volta che li provo con le orchidee epifite, con quelle di terra è da molto che li preferisco a quelli di plastica. Il vaso di cotto con la sua porosità asciuga prima evitando i ristagni idrici e favorendo gli scambi gassosi con l’esterno. Una caratteristica negativa è legata alle fertilizzazioni, la porosità del cotto può favorire la formazione di cristalli di fertilizzante quando asciuga, ed è preferibile usare concimi fogliari, se si vuole concimare con le innaffiature è meglio usare concimi ad alta solubilità ad una concentrazione di 1/8 rispetto a quella indicata in etichetta.

Ora vi descriverò come ho trapiantato le due orchidee.

Gli strumenti e i materiali da utilizzare.

Gli strumenti e i materiali da utilizzare sono i seguenti:

  1. Due vasi di cotto diametro 11 cm.
  2. Sfagno fibra lunga.
  3. Guanti.
  4. Forbici.
  5. Disinfettante.
  6. Contenitore di plastica.
  7. Acqua distillata.

Come trapiantare le orchidee miniatura nello sfagno in pochi semplici passi.

1. Preparare lo sfagno prima di reidratarlo. Io utilizzo lo sfagno della besgrow perché raccolto in maniera sostenibile (a quanto dicono), inoltre trovo che sia di buona qualità, assorbe l’acqua rapidamente anche da secco, ha fibre lunghe con pochissimi scarti.

Sphagmoss Besgrow
Fig. 1 – Sphagmoss Besgrow

2. Lo sfagno estratto dal pacco deve essere espanso un po’ perché pressato, così da assorbire meglio l’acqua. È bene utilizzare dei guanti (Fig. 2) quando si maneggia lo sfagno per precauzione nei confronti della sporotricosi. Il rischio è minimo ma è sempre meglio applicare le norme igieniche di base.

Lo sfagno districato prima di venire reidratato.
Fig. 2 – Lo sfagno districato prima di venire reidratato.

3. Riempire un contenitore con un volume d’acqua distillata sufficiente ad immergere lo sfagno. Lasciare lo sfagno in acqua finché non si sarà reidratato, ammorbidito e non saranno più presenti parti secche.

Lo sfagno mentre si reidrata nell'acqua distillata.
Fig. 3 – Lo sfagno mentre si reidrata nell’acqua distillata.

4. Ripulire le orchidee dal vecchio substrato (Fig. 4). La phalaenopsis si trovava in mix secco di torba, perlite e pezzetti di spugna, la pianta ha solo due foglie probabilmente perse per la disidratazione. L’oncidium in torba umida e maleodorante di muffa (Fig. 5), la pianta presenta pseudobulbi ingialliti e marcescenti, inoltre le foglie con piegature sono un chiaro sintomo di stress idrico.

La phalaenopsis liberata dal vecchio substrato.
Fig. 4 – La phalaenopsis liberata dal vecchio substrato.
Oncidium miniatura in unsubstrato di torba degradata.
Fig. 5 – Oncidium miniatura in un substrato di torba degradata.

5. Tagliate dalle pianti tutte le parti secche e marce usando le forbici, bisogna sempre usare forbici disinfettate. Disinfettare le forbici prima di iniziare e dopo che si finisce di usarle su una pianta, questa operazione serve ad evitare di trasmettere malattie.

La phalaenopsis ripulita da tutto il secco.
Fig. 6 – La phalaenopsis ripulita da tutto il secco.
Ciò che resta dell'oncidium ripulito dal marciume.
Fig. 7 – Ciò che resta dell’oncidium ripulito dal marciume.

Le piante vanno poi lavate con dell’acqua distillata avendo cura di usare sempre acqua e contenitori separati, in questo caso l’ho versata dalla bottiglia direttamente sulle piante e scaricando tutto il dilavato nel WC. Se volete usare fungicidi sulle radici esistono molti prodotti specifici, per chi preferisce usare soluzione naturali la polvere di cannella è una valida alternativa. In questo caso non è stato utilizzato nulla.

6. Riempite il fondo dei vasi con lo sfagno fino a raggiungere l’altezza adeguata.

Vaso di cotto con il fondo riempito di sfagno.
Fig. 8 – Vaso di cotto con il fondo riempito di sfagno.

7. Avvolgere con estrema delicatezza e senza tirare lo sfagno sulle radici delle orchidee. Lo sfagno è praticamente appoggiato non deve essere stretto e compatto.

Phalaenopsis con le radici avvolte nello sfagno umido.
Fig 9 – Phalaenopsis con le radici avvolte nello sfagno umido.
Oncidium con le radici avvolte nello sfagno umido.
Fig 10 – Oncidium con le radici avvolte nello sfagno umido.

8. Inserire le piante nei vasi e riempire i vuoti con lo sfagno umido, non bisogna pressare.

La phalaenopsis a dimora nel suo nuovo vaso.
Fig. 11 – La phalaenopsis a dimora nel suo nuovo vaso.
Le tre porzioni di oncidium nella nuova dimora.
Fig. 12 – Le tre porzioni di oncidium nella nuova dimora.

9. Nei giorni a seguire utilizzare uno spruzzino o un atomizzatore (Fig. 13) per innaffiare i vasi. Lo sfagno non è un materiale compatto bisogna sempre dare acqua con delicatezza.

Lo spruzzino è l'ideale per innaffiare lo sfagno.
Fig. 13 – Lo spruzzino è l’ideale per innaffiare lo sfagno.

Conclusioni.

In questo articolo ho spiegato come ho trapiantato due orchidee miniatura nello sfagno. Le orchidee non erano in buono stato ma il substrato in cui si trovavano era troppo compromesso, in particolare l’oncidium era in condizioni critiche ma è una pianta delicata solo in apparenza, pubblicherò un post nei prossimi mesi su come le due orchidee si comportano nello sfagno.

Link utili.

Per chi volesse approfondire l’argomento sfagno riporto due link https://it.wikipedia.org/wiki/Sphagnum e http://www.phylla.com/sarrazins/Techniques/sfagno.html che tratta della sua coltivazione e uso con le piante carnivore, ma è comunque una lettura interessante. Per l’argomento substrati di coltura c’è questo articolo della American Orchid Society http://www.aos.org/orchids/additional-resources/potting-media-reviewed.aspx.