Orchidee miniatura nello sfagno. Come è andata a finire.

Orchidee miniatura nello sfagno. Come è andata a finire.

Orchidee miniatura nello sfagno. Come è andata a finire.

In questo post mostrerò i risultati ottenuti dopo un trapianto di emergenza di due orchidee sofferenti che mi erano state regalate. Le due piante, una mini phalaenopsis ed un mini oncidium, erano state trapiantate nello sfagno nel tentativo di salvarle dalla morte.

In un mio articolo precedente “Trapainto di emergenza per orchidee miniatura nello sfagno” ho descritto la procedura del trapianto delle due piante. I risultati, come talvolta accade, non sono stati completamente soddisfacenti.

Effetti del trapianto nello sfagno per la mini phalaenopsis.

il piccolo ibrido di phalaenopsis si è rivelata la pianta per cui è stata creata, gli ibridatori lavorano molto per cercare di ottenere piante resilienti rispetto alle più diverse condizioni di coltura. In questo caso la piccola pianta si è letteralmente rigenerata, ha prodotto nuove foglie e nuove radici. Il suo stato generale è di una pianta sana e appare ristorata dallo stress a cui era stata sottoposta.

 La phalaenopsis rigenerata dallo sfagno.
Fig. 1 – La phalaenopsis rigenerata dallo sfagno.
Le nuove radici della phalaenopsis si sono fatte strada nello sfagno, sono già aggrappate saldamente al vaso.
Fig. 2 – Le nuove radici della phalaenopsis si sono fatte strada nello sfagno, sono già aggrappate saldamente al vaso.

È stata innaffiata solo con acqua da osmosi inversa e nutrita con concime fogliare completo di macroelementi (npk 8,10,15) più microelementi. Il concime lo preparo miscelando concimi per uso agricolo, l’azoto che contiene non è ureico ma solo organico (è a base di carniccio).

Ho scelto la concimazione fogliare (in genere la preferisco per tutte le epifite) perché lo sfagno tende a trattenere gli elementi in maniera più efficace del bark agendo come una spugna, temendo che il concime si concentrasse nel substrato ho prefeito nebulizzarlo sulle foglie, magari è stata una precauzione superflua ma non ho voluto rischiare su una pianta così stressata.

Effetti del trapianto nello sfagno per il mini oncidium.

Purtroppo l’oncidium non è sopravvissuto. Le sue condizioni erano molto più critiche rispetto alla phalaenopsis e non sono  riuscito, nonostante le cure, a recuperare la pianta. La prossima volta (spero mai!) farò un bagno di antifungino sistemico ad ampio spettro alla pianta. Per gli oncidium non credo che utilizzerò ancora lo sfagno ma opterò per il bark a pezzatura fine (6 – 9 mm) che uso per i phapiopedilum.

I resti del piccolo oncidium.
Fig. 3 – I resti del piccolo oncidium.

Ho fallito nel salvare l’oncidium, ma non ho rimpianti perché ho fatto tutto quello che potevo con le risorse che avevo. Resta un po’ di amarezza per aver perso una pianta ma ho imparato qualcosa in più sul recupero delle orchidee dalla sua fine.

Conclusioni.

Lo sfagno si è rivelato un eccellente substrato di coltura per la phalaenopsis, mentre l’oncidium non ne ha tratto alcun vantaggio. Le cause della  morte dell’oncidium sono da imputare alle difficili condizioni in cui si trovava prima del trapianto, ma non posso escludere che lo sfagno si sia rivelata una scelta sbagliata. Per gli oncidium miniatura utilizzerò bark a pezzatura fine.

Le due piante si trovavano nella torba prima del trapianto. Nel caso mi dovessi trovare nuovamente per le mani un’orchidea coltivata nella torba la trapianterò appena possibile. La torba non si è rivelato il migliore substrato per piante epifite.

Link interessanti.

Consiglio la lettura della prima parte di questo articolo su questo blog “Trapainto di emergenza per orchidee miniatura nello sfagno“.