Come rinvasare una cattleya.

Come rinvasare una cattleya.

Come rinvasare una cattleya.

Come rinvasare una cattleya? Questa è la domanda che prima o poi si pongono tutti coloro che possiedono per la prima volta una cattleya. Le piante di cattleya sono orchidee della famiglia delle epidendroideae, sono considerate da molti tra le più belle orchidee epifite esistenti. Non sono solo belle ma la loro coltivazione è un po’ più complessa delle ormai popolari phalaenopsis ibride, per chi ha già esperienza (qualche anno) nella coltivazione delle orchidee più comuni può pensare di cimentarsi in una sfida di coltivazione più ardua. La cosa più basilare, quanto semplice, che bisogna saper fare è il rinvaso, rigorosamente da effettuare a fine primavera o inizio estate.

Cenni sulla coltivazione delle cattleya.

Come ho già accennato le cattleya sono più esigenti rispetto a molte orchidee che di facile reperibilità come phalaenopsis, oncidium e cymbidium. Prima di descrivere il semplicissimo processo del rinvaso elencherò alcune norme colturali per le orchidee cattleya.

La cattleya cresce allo stato selvatico sulle montagne e nelle foreste dell’America tropicale. Nel loro ambiente naturale amano la luce intensa al mattino e più debole nel resto della giornata, il canapo degli alberi su cui vivono le protegge dai raggi del sole nelle ore più calde. In cattività bisogna cercare di replicare le condizioni ambientali dei luoghi d’origine di queste piante:

Temperatura: minima 8°C e massima 30°C (sono i limiti), le temperature ottimali per molti generi e per gli ibridi in generale sono tra i 12°C ed i 24°C. Ho letto che possono sopportare temperature minime fino a 4°C se l’ambiente è secco e per un tempo breve, ma non proverò mai a verificare. Si possono raggiungere i 30°C in ambienti con elevata umidità.

Luce: tra i 20000 ed i 30000 lux.

Umidità e aria: tra il 50% e 80%, la notte sarebbe meglio sotto il 50%. in caso di secco è bene umidificare la pianta, con nebulizzazioni o un sottovaso con acqua e argilla espansa non a contatto del vaso per evitare marciumi. Le cattleya non amano l’aria stagnante, preferiscono un minimo di ventilazione.

Annaffiatura: annaffiare solo quando il medium di coltivazione e asciutto è importante usare acqua distillata, piovana o con residuo fisso molto basso (io uso la distillata).

Una scheda di coltivazione che vi consiglio (in lingua inglese) è la seguente: http://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Cattleya-Orchid-Growing-1.pdf.

Gli strumenti ed i materiali da utilizzare.

Gli strumenti ed i materiali da utilizzare sono i seguenti:

  1. Vaso in plastica di dimensioni maggiori di quello che ospita la pianta.
  2. Bark pezzatura 12-18 mm.
  3. Forbici da giardinaggio.
  4. Disinfettante.
  5. Cannella.
  6. Guanti.
  7. Acqua distillata.

Come rinvasare una cattleya in pochi semplici passi.

1. Preparate il materiale, occorre valutare se si ha a disposizione tutto il necessario ed in quantità adeguata. Pulite le forbici e disinfettatele, nel caso ci si trovi di fronte a radici necrotizzate o spezzate andranno rimosse con strumenti sterili e poi spolverate con cannella (in genere uso questa opzione) o un fungicida di sintesi adatto ai trattamenti radicali. Controllate lo stato del bark, non deve essere decomposto o umido e non deve contenere parassiti o insetti. La pezzatura del bark adeguata per le cattleya è tra i 12 e 18 mm (Fig. 1).

Il bark a pazzatura media è molto comune nella coltivazione della cattleya.
Fig. 1 – Il bark a pazzatura media è molto comune nella coltivazione della cattleya.

Io preferisco utilizzare bark certificato ottenuto da silvicoltura sostenibile (Fig. 2). La coltivazione delle orchidee nei climi freddi o temperati spesso costringe ad utilizzare fonti di energia fossile per il riscaldamento e la luce, ma almeno ci si può sforzare di usare substrati di origine certificate e da coltivazione sostenibile.

Per ragioni etiche il bark sostenibile andrebbe preferito.
Fig. 2 – Per ragioni etiche il bark sostenibile andrebbe preferito.

2. Preparato il materiale sì può iniziare l’operazione di rinvaso, come si può vedere (Fig. 3) a cattleya è ormai troppo grande per il vaso che la contiene, il che andrebbe a rallentare la crescita della pianta. Altri motivi per cui può essere necessario un rinvaso possono essere il bark decomposto, un principio di marcescenza radicale o la presenza di parassiti.

Il vaso che ospita la cattleya è diventato ormai troppo piccolo.
Fig. 3 – Il vaso che ospita la cattleya è diventato ormai troppo piccolo.

3. Sfiliamo la pianta dal vaso, nel caso si dimostri difficoltoso è bene non tirare con forza ma bagnare con dell’acqua distillata che ha una funzione lubrificante. Non bisogna mai tirare la pianta dalle foglie e cercare di togliere il vaso senza danneggiare la cattleya. Un buon modo per svasare è quello di tirare il vaso e se cade parte del bark non c’è problema si aggiungerà quello nuovo dopo. In questo caso la pianta è uscita dal vaso senza problemi e non presenta radici necrotizzate o segni di malattia (Fig. 4), inoltre il bark è ancora in buono stato e non necessita di essere rimosso. Nel caso di radici malate bisogna tagliarle con le forbici disinfettate e spolverarle con la cannella.

Come si può notare le radici sono in perfetto stato.
Fig. 4 – Come si può notare le radici sono in perfetto stato.

4. Il vaso che ho scelto è di quelli che si possono appendere (Fig. 5), li preferisco perché così evito il contatto con il terreno e riduco la possibilità di infestazioni da parte di lumache e limacce. Il vaso appeso rende anche le piante più visibili quando sono in fiore. Anche se amo molto i vasi in cotto in questo caso ho preferito la plastica perché, dovendo appenderlo, è più leggera e facile da disinfettare. Per chi volesse disinfettare vasi di cotto un metodo particolarmente efficace è quello di metterli in una vecchia pentola e farli bollire.

La mia scelta è caduta su un vaso da appendere in plastica.
Fig. 5 – La mia scelta è caduta su un vaso da appendere in plastica.

5. Ora non resta altro da fare un fondo di bark nel vaso per porre alla giusta altezza la cattleya. Poi si deve inserire la pianta e riempire i vuoti con il bark. Non riciclate il bark usate sempre quello nuovo. Finalmente la pianta è dentro al suo nuovo vaso (Fig. 6).

La cattleya è dentro al suo nuovo vaso.
Fig. 6 – La cattleya è dentro al suo nuovo vaso.

6. Non bisogna innaffiare subito ma è meglio aspettare una settimana, se le radici si sono ferite nell’operazione avranno il tempo di cicatrizzare. Durante questa attesa ho posizionato la piante in punto più ombreggiato rispetto alle sue necessità per ridurre la disidratazione (Fig. 7), dato che (ribadisco) questa operazione va effettuata solo a fine primavera o inizio estate, in piena fase vegtativa della pianta.

La cattleya protetta dal canapo di un albero sarà protetta dal caldo e potrà ristorarsi dallo stress del rinvaso.
Fig. 7 – La cattleya protetta dal canapo di un albero sarà protetta dal caldo e potrà ristorarsi dallo stress del rinvaso.

7. Al termine della settimana ho spostato la cattleya in una posizione più illuminata ed è stata innaffiata (Fig. 8). Con le prime innaffiature il bark andrà a compattarsi ed il suo livello tenderà ad abbassarsi, bisogna solo aggiungerne dove lascia dei vuoti o scopre le radici.

La cattleya è finalmente pronta.
Fig. 8 – La cattleya è finalmente pronta.

Conclusioni.

In questo articolo ho spiegato come rinvaso la mia cattleya. Il rinvaso di questa pianta, dal punto di vista pratico, è decisamente tradizionale se non identico a quello di tante piante comuni a tutti. Bisogna però avere attenzione nei dettagli relativi alla pulizia delle radici ed il tempo da dare alla cattleya per riprendersi dallo stress del rinvaso.

Link utili.

Per chi cerca informazioni e schede colturali per questa orchidea consiglio questi link: http://waggaorchidsociety.org, http://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Cattleya-Orchid-Growing-1.pdf e https://it.wikipedia.org/wiki/Cattleya.