Come rinvasare un paphiopedilum.

Come rinvasare un paphiopedilum.

Come rinvasare un paphiopedilum.

Come rinvasare un paphiopedilum? Ecco un nuovo articolo sui “come fare” di questo blog. Ho acquistato un paphiopedilum in sconto in un garden center ed ho deciso di rinvasarlo nella tarda primavera. In questa guida passo passo spiegherò quale substrato usare ed accennerò le norme colturali di questa orchidea.

Il paphiopedilum è una orchidea abbastanza semplice da coltivare, ho deciso di comprare questo esemplare ibrido da aggiungere alla mia collezione. Uno dei motivi per cui ho deciso di prenderlo è stato il forte sconto perché non era più in fioritura. Chi ha già letto alcuni miei post avrà notato che mi capita spesso di comprare piante non più in fioritura ed in sconto, questo è per un motivo molto semplice, se le piante sono in salute ci si può portare a casa piante interessanti e con le adeguate cure averle di nuovo in fiore magari già dall’anno successivo. Le orchidee sono circondate da un sorta di aura elitaria, ma tenendo un occhio attento sui banchi delle offerte ci si può fare una collezione interessante a cifre contenute. Ho la ferma convinzione che il giardinaggio, e la passione per le piante in genere, sia per tutti e per tutte le tasche offrendo infinite possibilità di mostrare la propria creatività e abilità tecnica a chiunque si avvicini a questo hobby.

Cenni sulla coltivazione del paphiopedilum.

I paphiopedilum, in particolare gli ibridi, sono abbastanza semplici da coltivare infatti è stata una delle prime orchidee ad essere coltivate. Questa orchidea è originaria dell’asia e del sud-est asiatico, Il paphiopedilum comprende una novantina di varietà tra specie e sottospecie, sono diffuse nella Cina meridionale, India, Himalaya, sud-est asiatico, Bougainville e Nuova Guinea (fonte http://waggaorchidsociety.org). Gli innumerevoli ibridi di questa orchidea sono molto più tolleranti alla coltivazione in casa rispetto alle varietà ancestrali.

Temperature: in generale il paphiopedilum predilige temperature tra i 15 ed i 26 °C, potendo non si dovrebbero superare i 30 °C ma è possibile arrivare ai 45 °C, per brevi periodi, se opportunamente ventilata e umidificata.

Luce: i paphiopedilum amano la penombra e si adattano molto bene alla coltivazione in casa ed in serra 6000 – 7000 lux in estate e 8000 – 10000 lux in inverno, questi sono valori generali se si coltivano specie o cultivar noti è meglio reperire i valori di luce ideali per i singoli casi.

Umidità: questa orchidea predilige valori di umidità tra il 50 – 70%, bisogna sempre garantire il ricircolo d’aria.

Annaffiatura: I paphiopedilum non possiedono pseudobulbi dove conservare l’acqua, è quindi necessario mantenere queste orchidee umide ma non fradice. I paphiopedilum sono molto sensibili agli attacchi fungini ed i marciumi radicali, bisogna gestire molto bene la somministrazione d’acqua nei mesi più freddi e diradare le annaffiature. In generale (ma bisogna fare attenzione) in estate bisogna annaffiare ogni 2 o 3 giorni e in inverno ogni 7, ribadisco che sono valori indicativi.

Substrato: Bisogna tenere presente che il substrato deve trattenere umidità ma garantire il drenaggio degli eccessi di acqua, è meglio usare bark a pezzatura fine, si può anche aggiungere perlite o carbonella fine ( 5 – 10mm). Va evitato il bark di grandi dimensioni.

Se volete maggiori dettagli sulla coltivazione di queste orchidee consiglio le seguenti schede di coltivazione: http://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Paphiopedilum-Orchid-Growing-1.pdf http://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Paphiopedilum-growing-by-Ron-Boyd1.pdf.

Gli strumenti ed i materiali da utilizzare.

Gli strumenti ed i materiali da utilizzare sono i seguenti:

  1. Vaso in plastica di dimensioni maggiori di quello che ospita la pianta.
  2. Bark pezzatura 6-9 mm.
  3. Forbici da giardinaggio.
  4. Disinfettante.
  5. Cannella.
  6. Guanti.
  7. Acqua distillata.
  8. Grit.

Il rinvaso del paphiopedilum.

1. Prima di cominciare.

Prima di cominciare bisogna verificare di avere pronto tutto il necessario. Le forbici vanno pulite e disinfettate nel caso si debba tagliare radici malate o necrotizzate alla pianta. In caso di radici molto compromesse è bene utilizzare un fungicida per apparati radicali o della polvere di cannella. Bisogna controllare sempre lo stato del bark che si sta per utilizzare prima di cominciare, se è umido e muffo o contiene parassiti va buttato e comprato nuovo. La pezzatura del bark che ho scelto per il paphiopedilum è 6 – 9 mm (Fig. 1).

Il bark a pezzatura fine è l'ideale per i paphiopedilum.
Fig. 1 – Il bark a pezzatura fine è l’ideale per i paphiopedilum.
2. Il paphiopedilum che ho acquistato.

Ecco il paphiopedilum che ho acquistato (Fig. 2), come si può notare è sfiorito da tempo ed è in un substrato di pura torba. Personalmente ho avuto pessime esperienze con le orchidee coltivate in torba e preferisco sostituirla il prima possibile con substrati inerti, in questo caso bark e grit. La pianta ha un bell’aspetto, è verde ed ha solo un paio di foglie basali secche, purtroppo l’odore di muffa che emette la torba non preannuncia nulla di buono.

Il nuovo paphiopedilum che ho comprato.
Fig. 2 – Il nuovo paphiopedilum che ho comprato.
3. Estrarre il paphiopedilum dal vecchio vaso.

A questo punto bisogna estrarre il paphiopedilum dal vaso, usate la massima cautela. La pianta non va mai tirata per le foglie, piuttosto cercate di sfilare il vaso capovolgendo la pianta mentre la si sonstiene con una mano (no, non va fatta cadere!), se il vaso non viene via provate ad innaffiare con acqua distillata e fare delle leggere pressioni sul bordo del vaso in modo che il substrato perda un po’ di coesione. In questo caso la pianta mi è rimasta letteralmente in mano e non presenta un apparato radicale esteso e non è un bene.

Bisogna estrarre la pianta con la massima delicatezza possibile per evitare danni alle radici.
Fig. 3 – Bisogna estrarre la pianta con la massima delicatezza possibile per evitare danni alle radici.

 

Come si può notare il substrato è in pessimo stato ed all’olfatto risulta maleodorante di muffa (Fig. 4), ammetto che in fotografia sia un po’ faticoso notarlo per i non esperti.

Il substrato in cui si trovava la pianta è palesemente compromesso.
Fig. 4 – Il substrato in cui si trovava la pianta è palesemente compromesso.
4. Pulizia delle radici.

In questo caso occorre ripulire le radici della pianta dal substrato, non si può lasciare un paphiopedilum in un substrato marcescente perché sarebbe la sua condanna. Come temevo non rimane più molto delle radici, l’aspetto rigoglioso del fogliame mi aveva fatto sperare in una situazione migliore, ma non è irrecuperabile (Fig. 5).

Le radici sono in uno stato penoso.
Fig. 5 – Le radici sono in uno stato penoso.

Anche questa volta la torba mi ha dato una delusione. La torba non va demonizzata in termini assoluti ed infatti torbe di elevata qualità vengono utilizzate con successo da molti, purtroppo alcuni vivaisti per ridurre i costi di produzione preferiscono usare torbe mediocri e compensare con l’uso di fungicidi. Personalmente penso che questa pratica serva a mettere in commercio piante “usa e getta”, pratica che io disapprovo perché si tratta sempre di esseri viventi e meritano, in quanto tali, sempre un minimo di rispetto. Un altro elemento che può compromettere la pianta è come la gestisce il venditore, vivai specializzati hanno molta più cura nella coltivazione delle piante. Questo non esclude che ci siano venditori come negozi o garden center competenti, ma se comprate o vi regalano un orchidea che proviene da una di queste fonti è meglio che sia in forza fiore (quindi appena arrivata) e che voi siate pronti a cambiare il substrato in caso di emergenza.

5. Riempire il fondo del vaso.

Ripulite le radici e spolverate con polvere di cannella si deve riempire il fondo del nuovo vaso con il bark, come si può vedere (Fig. 6) è bene usare la pianta come riferimento per capire se il fondo è abbastanza alto. Non bisogna mai riutilizzare il vecchio vaso, se volete farlo dovete opportunamente disinfettarlo in acqua e candeggina più un lavaggio in acqua distillata alla fine.

Bisogna riempire il fondo del vaso con il bark.
Fig. 6 – Bisogna riempire il fondo del vaso con il bark.

Non resta altro da fare che riempire il vaso fino al colletto della pianta con il bark.

6. Il grit.

Molti paphiopedilum sono orchidee calciofile e bisogna garantire loro una fonte di carbonato di calcio, io uso il grit per piccioni perché per me è più semplice da reperire rispetto alla dolomite, non ne serve molto in un vaso da 15 cm giusto un paio di cucchiaini (o un cucchiaio da tè). Uso il grit per integrare la dieta delle miei polli (Fig. 8).

Il grit per piccioni è una valida fonte di carbonato di calcio.
Fig. 7 – Il grit per piccioni è una valida fonte di carbonato di calcio.

Il grit è reperibile a prezzi molto convenienti nei consorzi agrari o nei mulini dove forniscono mangimi per animali da cortile.

Gallina collo nudo in caccia. Il grit garantisce il calcio di cui ha bisogno per produrre uova dal guscio robusto.
Fig. 8 – Gallina collo nudo in caccia. Il grit garantisce il calcio di cui ha bisogno per produrre uova dal guscio robusto.
7. Pulizia del grit.

Il grit non sono altro che gusci di conchiglie tritati, per sicurezza è meglio lavarli in acqua distillata in caso ci siano residui di sale marino (Fig. 9).

Il grit durante il lavaggio in acqua distillata.
Fig. 9 – Il grit durante il lavaggio in acqua distillata.

Risciacquate finché l’acqua di lavaggio non rimarrà trasparente, in questo modo avrete mondato il bark dalle possibili impurità.

Il grit dilavato pronto per essere usato.
Fig. 10 – Il grit dilavato pronto per essere usato.

In genere sono molto più preciso con le quantità mentre questa volta ho parlato di due cucchiaini, purtroppo non ho mai trovato quantità esatte. Un’ultima nota sul grit, non tutte le varietà di paphiopedilum sono calciofile, se coltivate varietà pure e non ibridi fate molta attenzione. In questo caso trattandosi di un ibrido commerciale ho preferito utilizzarlo.

Il substrato del paphiopedilum con l'aggiunta del grit.
Fig. 11- Il substrato del paphiopedilum con l’aggiunta del grit.
8. Aggiungere il grit.

Aggiungere il grit sulla superficie del substrato, con le annaffiature penetrerà tra le fessure del bark e correggerà il ph. In questo caso ho preferito aspettre un paio di gioni prima di annaffiare e dare alle radici un po’ di tempo per riprendersi.

Conclusioni.

In questo articolo ho descritto come rinvasare un paphiopedilum e che tipo di substrato usare. Non è un orchidea particolarmente difficile da coltivare, la consiglio a tutti coloro che vogliono provare qualcosa di un po’ più complesso rispetto alle phalaenopsis ed i cymbidium. In questo caso la pianta si è rivelata in uno stato peggiore del previsto ma credo che si riprenderà, inizialmente andrà in fermo vegetativo ma dovrei assistere ad una nuova fioritura tra due o tre anni.

Link utili.

Per chi cerca informazioni e schede colturali per questa orchidea consiglio questi link: http://www.riboniorchidee.it/paphiopedilum—come-coltivarli.htmlhttp://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Paphiopedilum-growing-by-Ron-Boyd1.pdf, http://waggaorchidsociety.org/wp-content/uploads/2015/03/Paphiopedilum-Orchid-Growing-1.pdf.