Come iniziare un bonsai da una pianta ottenuta da seme.

Iniziare un bonsai è più semplice di quanto si possa pensare.

In questo articolo vi mostrerò come ho deciso di utilizzare una delle piantine che ottengo da seme per iniziare un bonsai, in particolare quando si tratta di una meno vigorosa delle altre.

Da anni arricchisco Giardino con piante che ottengo da seme, si tratta di un metodo di coltivazione che necessità di molta pazienza ma che mi da grandi soddisfazioni. Spesso mi rifornisco di semi sia acquistandoli, sia attraverso l’associazione A.Di.P.A. https://www.adipa.it/.

Il contenuto di una busta va dalle unità alle centinaia di semi ed è facile ritrovarsi con numerose pianticelle che non si sa dove mettere (sopratutto se perenni). Un po’ le pianti, un po’ le regali, un po’ le scambi e per altre sfortunate c’è la compostiera. Da un anno a questa parte ho iniziato ad interessarmi ai bonsai, ho così trovato un modo di utilizzare alcune delle piantine in eccesso, in particolare le meno vigorose. Per mia esperienza le piante poco vigorose tendono ad adattarsi meglio ai contenitori e trovo che il bonsai sia una delle massime forma d’arte per quanto riguarda la coltivazione in vaso.

Vi descrivo i passi con cui ho iniziato un bonsai usando una piantina di due anni di Syringa pekinensis dalla crescita stentata (Fig. 1). Potete eseguire anche voi questa prova con piantine di vari arbusti, ma documentatevi sempre sulle necessità ambientali delle piante, come temperatura, livello di umidità o tipo di substrato.

Piantina di syringa pekinensis dalla crecita stentata.
Fig. 1 – Piantina di syringa pekinensis dalla crecita stentata.

I materiali utilizzati sono stati i seguenti:

  1. Cilindro graduato per la cucina.
  2. Secchio per edilizia.
  3. Vaso rettangolare per bonsai.
  4. Frammenti di vaso in cotto.
  5. Setaccio per farina.
  6. Zeolite e pomice di spessore 3 – 7 mm.
  7. Akadama di spessore 2 – 5 mm.
  8. Torba di sfagno.
  9. Rafia.
  10. Atomizzatore da 2 l.

 

1. Preparate i materiali per il fondo ed il substrato. Con l’ausilio di un setaccio da farina (Fig. 2).

Vecchio setaccio da farina.
Fig. 2 – Vecchio setaccio da farina.

Il setaccio da farina è ottimo per i materiali leggeri, separa le fibre più piccole da quelle più grandi ed è perfetto per liberare la pomice e l’akadama dalle polveri. Le fini maglie del setaccio permettono di ripulire materiali di granulometria ridotta senza il rischio di sprecarne, se devo setacciare materiali più spessi e pesanti utilizzo un setaccio da edilizia.

Separate le fibre più grosse della torba e tenete solo la componente più fine (Fig. 3).

Setacciare la torba per separare le fibre più grandi.
Fig. 3- Setacciare la torba per separare le fibre più grandi.

Esistono torbe di diversi livelli di qualità, ma anche ottime torbepossono contenere fibre di grandi dimensioni rapportate ad un piccolo bonsai, l’operazione di selezione è necessaria. Osservate (Fig. 4) le fibre più grandi rimaste nel setaccio, queste fibre non vanno buttate, potete sempre compostarle o inserirle nella pacciamatura dei vasi più grandi.

Fibre contenute nella torba separate con il setaccio.
Fig. 4 – Fibre contenute nella torba separate con il setaccio.

Sempre con il setaccio liberate pomice, zeolite (Fig. 5) ed akadama (Fig. 6) dalla polvere. È importate cercare di eliminare quante più polveri possibile. Se in eccesso, le polveri, tendono a impaccarsi e limitano l’aerazione del substrato.

Zeolite e pomice prima di essere liberate dalla polvere.
Fig. 5 – Zeolite e pomice prima di essere liberate dalla polvere.
Akadama prma che venga liberata dalle polveri.
Fig. 6 – Akadama prma che venga liberata dalle polveri.

Tenete i materiali separati. I materiali ripuliti non vanno ancora mescolati.

2. Coprite i fori di drenaggio del vaso, in questo caso con dei frammenti di vaso in cotto (Fig. 7), in modo da permettere la fuoriuscita dell’acqua e impedire al substrato di disperdersi. Di norma si usano retine apposite da fissare con un filo di ferro, purtroppo le avevo terminate ma i cocci funzionano benissimo a patto di sacrificare un po’ di volume del vaso.

I fori di drenaggio del vaso vanno coperti senza essere otturati.
Fig. 7 – I fori di drenaggio del vaso vanno coperti senza essere otturati.

3. Coprite il fondo del vaso con zeolite e pomice (Fig. 8). il mix di zeolite e pomice è quello setacciato in precedenza per liberarlo dagli eccessi di polvere. Il fondo di materiali inerti come pomice, lapillo, zeolite, ghiaia, ecc. garantiscono un ottimo drenaggio. Il drenaggio è fondamentale per la salute delle piante in vaso, evita i ristagni idrici e riduce i rischi di marciume radicale.

Fondo di drenaggio in zeolite e pomice.
Fig. 8 – Fondo di drenaggio in zeolite e pomice.

4. Preparare i materiali per il substrato composto da 1/3 di akadama, 1/3 di zeolite e pomice e 1/3 di torba di sfagno setacciati. Questa miscela l’ho letta in un libro, è necessario documentarsi su quale substrato usare per ogni varietà di pianta.

Il cilindro graduato da cucina (Fig. 9) è l’ideale per fare proporzioni con piccoli quantitativi di materiale.

Cilindro graduato da cucina.
Fig. 9 – Cilindro graduato da cucina.

Miscelate i materiali in modo che risultino il più uniformi possibile (Fig. 10).

I materiali del substrato miscelati e pronti per essere usati.
Fig. 10 – I materiali del substrato miscelati e pronti per essere usati.

5. Liberate la pianta dal terriccio del vaso che la ospitava, questa operazione va fatta con molta attenzione in modo da rovinare il meno possibile le radici (Fig. 11).

La piantina con le radici ripulite dal terriccio.
Fig. 11 – La piantina con le radici ripulite dal terriccio.

6. Potate le radici in eccesso per adattarle alla dimensione del vaso, in questo caso è stata tagliata la radice centrale perché troppo lunga (Fig. 12).

Le radici della pianta prima della potatura.
Fig. 12 – Le radici della pianta prima della potatura.

Le radici rimaste sono ben proporzionate rispetto alla chioma e sono presenti parti di radice più giovani, riconoscibili da un colore più chiaro e dall’aspetto carnoso, che assimilano molto meglio i nutrienti dal terreno (Fig. 13).

Le radici dopo la potatura.
Fig. 13 – Le radici dopo la potatura.

7. Posizionate la pianta nel vaso (Fig. 14) e riempitelo con la miscela ottenuta nel punto 3.

La pinatina viene posta al centro del vaso.
Fig. 14 – La pinatina viene posta al centro del vaso.

Poi coprite il substrato con l’akadama per migliorare l’impatto visivo e dare un effetto pacciamante (Fig. 15).

La piantina nel vaso con il substrato e fermata con la rafia.
Fig. 15 – La piantina nel vaso con il substrato e fermata con la rafia.

Solitamente si preferisce usare fili di ferro per fissare la pianta al vaso prima di inserire il substrato, questo consente di stabilizzare la pianta in attesa che le radici ricrescano ed ha il vantaggio di non essere visibile. Ho scelto di non usare questa tecnica per via delle radici troppo sottili, invece è stata usata della rafia legata al tronco (Fig. 16), verrà tolta tra pochi mesi per non lasciare segni sulla pianta.

La legatura di rafia terrà la piantina stabile finchè non avrà radici abbastanza sviluppate.
Fig. 16 – La legatura di rafia terrà la piantina stabile finchè non avrà radici abbastanza sviluppate.

8. Innaffiate la pianta con acqua a temperatura ambiente (Fig 17), l’atomizzatore permette di non smuovere il substrato. Nei giorni a seguire, dopo tre o quattro innaffiature, si potrà usare anche un piccolo annaffiatoio. Gli annaffiatoi vanno usati in funzione della loro portata, è importante non esagerare o si rischia lavare via (letteralmente) il substrato.

Innaffiare con un atomizzatore permette di non smuovere il substrato.
Fig. 17 – Innaffiare con un atomizzatore permette di non smuovere il substrato.

9. Trovate un luogo dove posizionare la pianta (Fig. 18). La pianta ha subito lo stress della potatura delle radici e del trapianto, è meglio che l’esposizione alla luce solare sia limitata alle ore del mattino (che preferisco) o a quelle del tardo pomeriggio. Ho scritto solo adesso quest’articolo ma le operazioni sono state svolte in primavera, estate ed inverno non sono i mesi migliore per iniziare un bonsai.

Il bonsai nella posizione provvisoria con esposizione solare mattutina.
Fig. 18 – Il bonsai nella posizione provvisoria con esposizione solare mattutina.

Con questa guida oltre a descrivere un possibile utilizzo per le piantine che otteniamo da seme mostra come sia abbastanza semplice avvicinarsi alla tecnica del bonsai. Non sono necessari strumenti particolari, si possono fare i primi passi nel mondo dei bonsai anche con strumenti di tutti i giorni. Si prova, poi può nascere una nuova passione, mentre attrezzi e tecniche più sofisticate arriveranno con il tempo.